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"A chi resta"
O maledetta guerra,
furore atroce,
che spegni l’alma
e l’alito del mondo,
fra i campi desolati
e i cuori straziati,
ogni speranza langue,
la vita muore.
Tu, bastarda crudele,
regali la fame
e affoghi i sogni
con lacrime amare,
i bimbi imparano l’odio
più che il passo,
e nessun cielo
ascolta il grido infranto.
O meschina,
sei il verme che rode
il cuore, l’ombra nera
che ingoia la gioia,
e lasci solo il vuoto,
la sete e il dolore,
un deserto amaro
dove non cresce più
amore.
Ecco chi sei,
figlia del male e di rancori,
prima che il tempo
tracciasse il cammino,
nel silenzio eterno
risuonava il fragore,
di schiere invisibili
e lontani livori.
La fede è stanca
e la speranza è muta,
come notte che avanza
senza lume,
l’uomo ormai perduto,
contempla il suo fato,
racconta il tremore
in cerca di Dio.